C'era una volta... no, questa non è una favola. Seguitemi un po' a ritroso nel tempo, e vi mostrerò qualcosa che a mio parere non vale la pena dimenticare, non succederà, almeno finchè resterò in vita io e chi legge questo post. Spostate le lancette indietro di... un secolo più o meno... ma cosa importa? Il posto dove vi porto è un luogo lontano lontano... eppure più vicino a chi si trova nella mia cittadina o nei dintorni di quanto possa esserlo qualsiasi altro stato (ad eccezione dello stato pontificio direi) in cui il tempo sembra scorrere in modo rallentato, quindi se vi chiedo di andare così indietro... vi sto portando in una società completamente pastorale. Dove per percorrere una trentina di kilometri ci vuole una giornata se il tempo lo permette, e chiunque venga da fuori è considerato quasi come una divinità dagli analfabeti pastori.
V'era tra le poche altre una famigliola in cui nacquero tre figli maschi: "una benedizione, un miracolo!" Questo ripeteva in continuazione l'anziana vicina a vedere quei tre bambini, uno molto piccolo e due più grandi, che tra loro avevano solo un paio d'anni di differenza. E a quelle frasi pronunciate con una falsa gioia e naturalezza seguivano le invidie delle altre madri di famiglia, in un periodo in cui avere un figlio maschio poteva assicurare braccia forti per il lavoro e un rinforzo all'"economia" familiare. La madre ripeteva sempre ai giovani, in particolare ai più grandi: "Diffidate della gente, dei loro giudizi, delle loro parole". La saggezza che quella donna dal corpo segnato dagli anni di fatica dimostrava era superiore al contesto in cui si cresceva. Tutto questo provocò una chiusura della famiglia nel suo interno, favorendo però il legame che si stava formando tra i due fratelli più grandi, che per mio diletto chiamerò con nomi non reali, ad esempio... Cromo, il primo, Pelio, il secondo. Crebbero sempre assieme, non c'era momento in cui l'uno non si preoccupasse per l'altro. Alla sera, quando tornavano dalla giornata passata nei campi o tra le pecore, passavano spesso ore a parlare tra loro, discutendo anche solo del tempo e delle sementi, ma, quando la neve li costringeva in casa per mesi, non era raro trovarli a parlare di vita o di morte, dell'uomo e dei suoi comportamenti, discorsi semplici, dettati dall'esperienza, da qualcosa che veniva da dentro, dai puri sentimenti...
Ma il tempo passava. Divennero dei ventenni nell'apice delle loro forze, in un tempo in cui si poteva morire per la più semplice delle influenze. Ma nessuno si accorse che ogni tanto Pelio soffriva di dolori alla pancia, che dopo un po' iniziò a vomitare... Nemmeno Cromo, che in quel periodo ebbe l'incarico di badare alle pecore e portarle al pascolo nei monti più lontani al paese. Un giorno di forte vento Pelio si accasciò a terra tornando a casa. L'unico dottore del luogo in quel momento era lontano da lì, e sarebbe stato impossibile farlo tornare in tempo. Pelio fu caricato su un mulo e con suo padre si avviò verso l'unico ospedale. Durante la notte però le nuvole nere portarono la pioggia, che li colse nel bel mezzo del cammino, dove non c'erano ripari. Il padre coprì con i suoi abiti e col suo corpo il figlio malato, la cui temperatura continuava a salire a vista d'occhio.
Il dottore diagnosticò un'appendicite acuta, provvedendo affinchè si disponesse immediatamente un intervento.
Intanto le voci di questo ragazzo malato si rincorsero tra i monti, arrivando anche all'orecchio di Cromo, il quale appena seppe che suo fratello era molto malato abbandonò le pecore e scese fino a quella cittadina.
Un infermiere, appena assunto nell'ospedale, uscì dalla sala operatoria visibilmente scosso. Dalle porte che si richiudevano, il padre sentì il dottore dire: "povero ragazzo... l'abbiamo ucciso". Polmonite, disse poi con la voce tremolante l'infermiere. L'intervento gli era stato fatale.
Dopo poco Cromo arrivò fino alla cittadina, per capire cosa fosse successo a Pelio. Appena seppe che la sua anima aveva già lasciato questo mondo, il ragazzo non resse. Ebbe una fortissima crisi, che lo portò all'instabilità mentale. Anche se sopravvisse all'inizio di crisi, negli occhi non si poteva più leggere quella forza che lo contraddistingueva. Spesso perdeva l'equilibrio e cadeva. La vicina, non senza una nota sarcastica, veniva a informare la madre delle crisi di Pelio, facendola correre a destra e a manca per poterlo riportare a casa, quando con qualche osso rotto, quando coperto di ferite...
Nessuno, in paese, si degnò di aiutare l'anziana madre. L'invidia e l'egoismo sono ciechi, muti e sordi.
Un giorno Cromo cadde e non si rialzò più.
Ciò che rimane ora... il più piccolo dei tre fratelli. E qualcosa di quella vecchia società che non cambierà mai...
ps: qualche particolare sarà cambiato, ma lasciate all'autrice questa libertà. Spero che vi piaccia, e che possiate magari trarre fuori qualcosa ^^
-Avanti, avanti! C'è ancora da lavorare qui! Questi- gridò con furore indicando alcune forme sfocate dietro un grosso vetro, spesso molti centimetri -sono pochi! troppo pochi, ancora! Datevi da fare... O il capo punirà voi!-. Un responsabile cercò di borbottare qualche scusa... Qualcun altro si voltò, per andare a prendersela con i propri sottoposti. Ma nel giro di qualche minuto, non c'era più nessuno in quella stanza adibita agli incontri dei "pezzi grossi", che alla fine si risolvevano in un "bisogna lavorare di più e più velocemente", con il conseguente aumento delle ore lavorative di coloro che si trovavano nei posti più bassi della società.
Ma in quel momento, in un'altra stanza, ci si preparava ad uno strano "rito": una ventina di donne, dal viso stanco e lo sguardo vuoto, erano sedute in fila su altrettante panche, e sembravano attendere qualcosa. Intorno a loro, tre o quattro dottori si affrettavano a preparare delle bilance, mentre qualcun altro portava dei panni, dei vestiti ed altro ancora... Solo un dottore, che sembrava il responsabile della zona, dal viso truce e scarno, un naso proteso in avanti su cui erano appoggiati un paio di piccoli occhiali abbastanza spessi, che lo costringevano ad alzare il viso per guardare con i piccoli occhi gialli ciò che lo circondava, gridava ordini a destra e a manca marciando per tutta la stanza.
-Allora, tutti pronti? Diamo inizio!- diede una spinta alle pesanti porte che solo lui aveva l'autorizzazione ad aprire facendole scivolare verso l'interno, entrando a passo sospinto seguito da alcuni aiutati designati. Arrivò al centro della stanza, nella quale aleggiava ancora un forte odore di selvatico che lo disturbava, e diede uno sguardo al monitor che segnava lo stato delle venti cavie. Controllò le buone condizioni di ognuna, riscontrandole visivamente in quei bambini che dormivano tranquilli in alcuni lettini. Si volse di scatto verso un aiutante che sembrava piuttosto spaesato in quell'ambiente e lo comandò con la sua solita voce nasale -eseguire controllo numero 16 su cavia 1!-. Questo ebbe un sussulto, e corse fino al lettino che aveva scritto, nella scheda attaccata al suo interno, "cavia numero 1". Guardò il bimbo che dormiva tranquillo raggomitolato, succhiando il pollice e sognando chissà quale paradiso. "Mi spiace" pensò, mentre estraeva dalla tasca una siringa e la riempiva di un liquido trasparente e cristallino, per poi iniettarlo nella coscia del bambino, che per tutta risposta si svegliò iniziando a frignare. L'aiutante gettò in un vicino secchio l'ago e ripose co cura la siringa, tenendo sotto controllo quel bimbo con agitazione crescente. Il bimbo, resosi conto del passato dolore, si calmò e aprì gli occhi, iniziando a guardarsi intorno. "Incredibile... Hanno un grado di precezione della realtà perfetto, pur essendo appena nati" pensò il ragazzo, mentre il bimbo posò gli occhi, uno giallo e uno verde, sul suo viso, iniziando a scrutarlo in modo curioso "ma ora dovrebbe aver effetto...". La pelle candida iniziò a riepirsi di peli, i piccoli pugni si aprirono mostrando affilati artigli, la bocca si riempì di zanne, le orecchie divennero pelose e appuntite, infine crebbe velocemente una lunga coda. "...ed ecco l'ibrido" -cosa stai facendo? avanti, ora il nullificatore!- gli urli gracchianti dello scienziato lo distrassero dai suoi pensieri, e iniettò il secondo liquido preparato. In pochi secondi, il bambino tornò come era prima. Un brivido corse lungo la sua schiena. Assieme agli altri assistenti, eseguirono la prova su tutte e venti le cavie. Provenivano da 4 cucciolate scelte, e sarebbero entrati nell'Accademia, per poi diventare a far parte dell'esercito...
Così avvenne. Dopo un solo anno di svezzamento con le nutrici, i bambini erano cresciuti sette volte rispetto al normale ritmo, sia nlle facoltà fisiche, che in quelle mentali. Ognuno di loro iniziava a domandarsi dove fossero i propri genitori... Così l'Organizzazione decise di donare ognuno di loro ad una famiglia. Quelli sarebbero stati i loro genitori. Con un ordine particolare... evitare le forti emozioni.
Il ritmo di crescita si stabilizzò con il contatto con altri esseri umani, così si evitò ogni problema che potesse derivare dal confronto con gli altri.
Così avvenne per la cavia numero 19... Numero identità: 00019. Nuovo nome: Selina.
La piccola Selina crebbe senza troppi problemi fino all'età effettiva di 17 anni... Una ragazza riservata, senza particolari problemi, amante dello studio e degli sport, in una famiglia composta dai due genitori anziani e dal loro gatto, un grosso persiano del quale lei era solita occuparsi, cercando sempre di evitare ogni impiccio ai genitori. Presto si sarebbe avvicinata la sua festa di 18 anni, che avrebbe passato in casa assieme a loro, come ogni anno. Ma non fu così..
Quella stessa mattina, Selina fu svegliata all'alba dal suono del campanello. Saltò giù dal letto, volse lo sguardo verso lo specchio guardando i lunghi capelli neri arruffati e sbuffando, si infilò una vestaglia e un paio di pantofole, quindi andò ad aprire la porta. In casa non c'era nessuno, e la cosa l'insospettì, ma pensò che forse erano andati a prenderle un regalo, quindi sorrise aprendo la porta, convinta di sentirsi dire "sorpresa!", ma tutto quello che ottenne fu.. -sei tu Selina?- da un uomo vestito di nero. -si sono io... ma lei chi è?- La ragazza corrucciò le sopracciglia scrutandolo attraverso gli occhiali scuri, ma l'uomo portò una mano all'orecchio e premette un qualche pulsante, dicendo -operazione compiuta, cavia 19 ritrovata-. Poi la prese per un braccio e le intimò -seguimi-. -perchè dovrei?- Selina si impuntò, cercando di sfuggire alla decisa morsa dell'altro. -Selina, Selina...-la canzonò lui-non vorrai che accada qualcosa ai tuoi adorati papà e mamma?- lei rimase impietrita al colpo basso, ma si infuriò ancora di più -che gli avete fatto?? dove sono?? che gli è successo??- -silenzio! saprai tutto tra poco, stupida bestia!- un fazzoletto dallo strano odore coprì le vie respiratorie della ragazza, lasciandola scivolare nell'oblio.
Al suo risveglio, trovò intorno a sè altri quattro ragazzi, che dovevano avere la sua età, e che le assomigliavano molto.-Dove sono?-biascicò lei, mentre riprendeva coscienza di ciò che aveva intorno. -Sorellina! Sei sveglia!- un ragazzo dalla zazzera scura e gli occhi di colore diverso l'aiutò ad alzarsi a sedere. -dove sono? chi siete voi?- ripetè lei, confusa. Un ragazzo, identico a quello che l'aveva aiutata, era in piedi davanti una porta, e cercava di sbirciare attraverso un vetro opaco. Un'altro dai lunghi capelli grigi e lo sguardo basso la guardava senza dire una parola, appoggiato al muro bianco. Rannicchiata in un angolo, una ragazza piangeva piano. Restò qualche momento ad osservarla: le assomigliava così tanto... i capelli scuri erano raccolti in una piccola coda bassa, le mai a coprire il volto.. Cosa stava succedendo? Perchè non riusciva a capire? Una forte ansia e un senso di paura attanagliò il suo cuore, e guardò di nuovo quel ragazzo vicino a lei, che sembrava aver atteso che si rendesse conto della situazione, prima di spiegare qualcosa. -Siamo nell'Accademia.. noi siamo i tuoi fratelli, sorellina. O meglio... le cavie dal numero 15 al numero 20...- disse tristemente. -che significa?-domandò lei, confusa: aveva la sensazione che tutto quello che aveva vissuto fino a quel momento... fosse stata solo una falsa vita. L'altro ragazzo, quello dai capelli grigi, le spiegò tutto quello che l'anziano dottore era venuto a spiegar loro, attraverso un microfono. Le raccontò degli esperimenti condotti, che c'erano altre persone come loro. Che non erano mai stati degli esseri umani veri... ma solo una cucciolata. E che avrebbero dovuto rispondere solo a lui, in qualità di loro vero genitore, quasi fosse un Dio. Che i loro nomi, quelli che erano stati loro dati dalle famiglie che li avevano ospitati (lui si chiamava Jack, i gemelli Rin, quello vicino a lei, e Tsue, l'altro alla porta, e la ragazza Mirel) non avevano più importanza ormai, che avrebbero studiato all'Accademia, assieme agli altri della loro specie, ed infine... li attendeva il combattimento. Macchine per uccidere, erano questo, e questo soltanto. Il racconto serio di quel ragazzo venne interrotto dai gridi di Mirel, che tra tutti era rimasta più traumatizzata dalla cosa, tanto che non era riuscita a calmarsi. -..dobbiamo fare qualcosa-disse Selina-o resteremo sempre qui dentro...- Tsue si voltò a guardarla, col suo sguardo determinato -e che cosa? che vuoi fare?? Non c'è va d'uscita di qui..- -ad sempio iniziare assecondandolo.. vedrete... nessuno potrà mai fermarci. Siamo bambini...-
Così avvenne. Selina e tutti gli altri trovarono il modo per abbandonare l'Accademia, ma ciò che trovarono fuori fu peggiore dell'interno. Il mondo seppe, e da quel momento la loro vita divenne un inferno. Tutti loro si lasciarono andare alla collera, ritrovando la parte animale del loro essere. Vi fu chi cercò di studiarli, chi di ucciderli, chi di proteggerli. In ogni caso, era davvero troppo per loro. Divennero stabilmente degli ibridi, e si ridussero a vivere sulle foreste, abbandonando la civiltà. Ma anche lì vennero cacciati fino all'ultimo, da persone assetate di sangue e di gloria. La caccia ai mostri era diventata uno strumento per affermare la forza di un cacciatore...
...ma questi, erano solo bambini...
Selina ritrovò l'essere umano che era in se, e scrisse tutto ciò che era avvenuto.Per non uccidere, erano stati uccisi con brutalità.
Quindi scese di nuovo tra gli uomini, convinta di andare incontro alla morte. Incontrò in una grotta un vecchio uomo seduto sulla nuda roccia, gli occhi chiusi... S'incuriosì e si avvicinò senza far rumore. -Quanto pensi di rimanere lì a fissarmi?- disse dopo un po' di tempo lui, quindi aprì gli occhi gialli e forti come due fulmini in pieno giorno e li fissò nei suoi.
Selina si sentì in pericolo e pensò di andar via, ma era tanta la fame che sentiva guardando le poche scorte vegetali di quell'asceta...
-Serviti pure- disse il vecchio in tono burbero. -Puoi stare quanto vuoi-
Non credette a quello che aveva sentito... -Sarebbe pericoloso..- balbettò lei. -Qui non può arrivare- disse lui tornando alla sua meditazione -chi non è puro di cuore. ...Saremo soli ancora per molto-.
Eccoci alla resa dei conti! XDDDD dopo numerosi problemi, è arrivato il nuovo template! Spero vi piaccia almeno un pochino... sono una principiante ancora UU"
per un post un po' più lungo vi chiedo un po' di pazienza ^^ grazie per esserci *inchin*
non dimenticate di passare sul blog della Mamy e lasciarle un commentino! (almeno questo glielo dovevo =P) tau tau! ^___^
Duuunque! ^^ bentornati =P oggi vi racconto un po' di cose che son successe oggi e gli altri giorni!
Iniziamo da... -un invito: è arrivato proprio ieri nella mia cassettina di posta l'invito a partecipare alla premiazione del concorso "Parole in corsa 4" al quale ho partecipato senza la minima speranza di vittoria (lol) XDDD però sarà una bella premiazione spero ^__^
-Jishin: sta migliorando il mio rapporto con il mio topino! XDDDDD passiamo le ore immobili a scrutarci, lui in piedi sulle zampette posteriori e io seduta a terra... con grande preoccupazion dei miei genitori XDDDD
-amaca: ok... voglio un'amaca .___. Pennac maledetto mi ha fatto innamorare delle amache °° ora ne compro una e me la metto in camera XDDDD(sto leggendo quel capolavoro che è "Ecco la storia" ovviamente di Pennac ^^ nda)
-Shopping: stamane mi son svegliata di buon mattino (le 8, nda) per recarmi in quel di Via Sannio con mia madre... a vuotare il portafogli e riempire le buste XDDDD
ho comprato: 2 felpe nere *___* una gonna (O_O ooooh nd tutti) la cover per il cellulare (la mia stava andando in scatafascio nda) il portafoglio di pucca *____* XDDD un bracciale nero (non ce l'ho fatta a resistere al richiamo xDDD nda) ee... mmh... basta? m sembrava di più Oo ah, le enormi buste erano perchè mia madre ha comprato una borsa e una gonna, e abbiamo preso qualcosa anche a mio frate °°
-Stasera: orsù lasciatemi andare a prepararmi per la Serata di Gala nella villa in campagna... il mio vestito di Valentino appena comprato mi aspetta ùù XDDDD
Ok, voglio postare di nuovo ^^ raccontarvi un po' di quel che sta succedendo, ma così... col sorriso sul volto ^^
Mi sento tranquilla in questo momento! Sarà anche questa musica che riesce a farmi partire per luoghi lontani... (ebbene i miei gusti musicali stanno cambiando? No, almeno non del tutto ^^) lo scaldabagno che mi riscalda questo angoletto del mio pc, "L'occhio del lupo" di Pennac (lo so, è una favola per bambini, ma che importa? a me piace tantissimo ^____^) qua sulla scrivania, le persone a cui tengo di più proprio qui a farmi compagnia anche se la casa è vuota... Ma non è silenziosa come sempre: ci sono io! E ci sono tutte queste persone che consapevolmente o no la riempiono di parole, voci e musiche.
Sembra stupido tutto questo che sto scrivendo, in fondo ^^ ma... è molto, per quanto mi riguarda ^_^ (vero? =P) ...forse tra poco arriverà qualche altra batosta... giusto per togliermi questo mio momento a cui tengo... e vabè ^^ se la vita non facesse su e giù dopo un po' non ci si accontenterebbe più di queste sensazioni, quindi... continuerò a fare un po' di altalena XD
Vi lascio sul testo di una canzone che mi ha fatto conoscere una persona che spero di poter conoscere meglio nel futuro ^^
I Ratti della Sabina - Il violinista pazzo
Non veniva dal mare
nè dai monti coperti di neve,
non aveva nessuna moglie e
neanche un dio sapeva
pregare, non conosceva
nessuna lingua e per
parlare usava un violino che
raccolse ai piedi di un sogno
sotto il cielo di un giorno
lontano.
Arrivava all'improvviso
sulla piazza di ogni villaggio ed
intorno un cerchio di gente in
silenzio a vederlo suonare, le sue
note erano onde come le avesse
portate il mare che volavano dalle
correnti oltre gli argini delle parole.
E come una luce mai vista prima che
colora i sassi e le pietre quella musica
senza tempo già invadeva tutte le
strade, spalancava porte e finestre
fino a trovare quel desiderio
che dormiva dentro ogni cuore
e nell'angolo di ogni pensiero
e le spose dalle finestre videro d'essere
malmaritate mentre gli uomini restavano
incantati ad ascoltare, le ragazze, le ragazze,
quelle persero il respiro mentre il vento che
le vestiva se le portava via lontano.
Come venne poi se ne andò e al suo posto
solo un respiro e la musica che lo
seguiva volava via da ogni sentiero.
Scese la notte dietro e case e il silenzio tutto
intorno mentre la gente chiudeva le porte
con la speranza di rivederlo.
Ma già cadevano le prime stelle da quegli
occhi accesi in un giorno poi il silenzio di
quella notte lentamente confuse il ricordo di
un violino venuto dal nulla che cn sè
portava il sapore di un volo libero per ogni
cielo, senza confini e senza paure.
così, tanto per aggiornare XDD era tanto che nn lo facevo... ^^ certo, mi sa che dovrei dormire °° però mi è passato il sonno... e mo' che faccio? ...no Voltaire, non guardarmi così ç___ç ok ok dopo leggo = =
..ma voi v'immaginate... se un giorno dovreste svegliarvi? Nel senso... se tutta questa vita fosse un lungo percorso formativo..per imparare qualcosa... e che un giorno poi ci si ritrovasse in un altro mondo, completamente diverso? ...Questo non è il migliore dei mondi possibili... non può essere così... Ma cosa possiamo veramente capire?
..gli uomini di questo mondo, ad esempio...
con tremila pregi e difetti, e questo si sapeva già... ma come agiscono di fronte agli avvenimenti? rispetto ad una loro personalità? O meglio... rispetto all'esperienza?
L'uomo è una grande tavolozza composta da mille colori... quello che viene fuori è il rislutato della mescolanza dei precedenti... e a ogni momento vi si aggiunge un nuovo colore. Quindi nessuno potrà mai avere l'"essenza" di un colore puro, nessuno sarà mai completamente buono, saggio, giusto... o malvagio, nell'errore... come si fa, allora, ad agire, in un quadro come questo?
Ecco, qui forse entrano in gioco le 2 forze motrici dell'uomo... da una parte razionalità, dall'altra istintività... Chi più, chi meno, abbiamo tutti entrambe... Il gioco è saperle sfruttare allo stesso modo.
E continuare a tenersi in equilibrio su questo filo teso in aria, come un acrobata in un circo, senza vedere nè l'inizio nè l'arrivo. E magari alzare gli occhi per vedere se qualcuno più in là è in difficoltà sul suo filo...
Lo so, le parole più retoriche fino ad ora..ma... Sarebbe bello arrivare tutti per mano fino alla fine...